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Il nostro stile di vita
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[gdlr_frame type=”normal” background=”#f1f1ed” align=”left” ] [gdlr_image_link type=”url” image_url=”http://www.lestanzedisara.it/wp-content/uploads/2013/12/mediterran-320×320.png” alt=”Mediterran” link_url=”https://www.facebook.com/medstilvita/” target=”_blank” width=”318px”][/gdlr_frame]
[gdlr_dropcap type=”normal” color=”#222222″]L[/gdlr_dropcap]a nostra Associazione italo-francese Mediterran: il nostro stile di vita è ideatrice del Festival Internazionale della Cucina Mediterranea, in collaborazione con Slow Food.
Svolge attività in favore del buon governo della regione Mediterraneo e di educazione alimentare. Contro i modelli nutrizionali costrittivi, contro i disturbi causati dagli squilibri dietetici derivanti, per riscoprire i segreti della cucina mediterranea, i suoi sapori e i suoi piaceri. Perché il piacere, la salute, la bellezza e l’armonia non siano un “lusso” esclusivo di un potere commerciale, dettato da modelli sociali dominanti: ma il nostro diritto più “intimo” alla salute.
Sono anche i regimi alimentari costrittivi, e le restrizioni dietetiche cognitive, voluti a controllo dei nostri piaceri, a recar danni alla nostra salute. Mentre è un sano e naturale piacere verso il cibo a portarcela in dono: grazie al suo convivio. Contro la religione dei corpi che riduce l’uomo a merce, per trasformare il nostro stile di vita in idolatria della bellezza. Moda della liturgia alimentare dell’ortoressia, celebrata come via per la purezza, al servizio di una nuova Divinità.
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Il nostro Festival
[gdlr_dropcap type=”normal” color=”#222222″]I[/gdlr_dropcap]l nostro Festival offre nel mese di settembre, sulla durata di 5 giorni, una combinazione di conferenze, formazioni, concerti e narrazioni teatrali, sul tema dell’arte mediterranea. Attraverso le sue storie, le sue pratiche e le confluenze delle sue tradizioni. Guidati in un percorso culturale si ascoltano racconti, musiche, poesie, sorseggiando vini della tradizione e gustando i piatti più remoti. Scoprendo i locali e il fascino inter-culturale del quartiere di San Salvario. Il tutto in un omaggio al convivio della cucina mediterranea.
Dove la diversità bioculturale di un patrimonio immateriale, di uguali origini ebraiche, cristiane e mussulmane, contribuì alla nascita del Rinascimento Mediterraneo. Illuminando in seguito l’Europa continentale e le corti del mondo intero: nell’elevazione universale del bene comune dell’umanità.
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Perché un Festival della cucina Mediterranea
[gdlr_dropcap type=”normal” color=”#222222″]L[/gdlr_dropcap]a regione Mediterraneo si estende su più di due milioni di km2: dal Nord Italia fino al Marocco (da Nord a Sud) e dal Portogallo alla Giordania (da Ovest a Est). Un terzo della produzione alimentare dell’umanità proviene dalla regione Mediterraneo. Che rappresenta uno dei più grandi territori planetari di piante endemiche e di epicentri della diversità vegetale.
La biodiversità del bacino mediterraneo è secondo al mondo, solo dopo l’Amazzonia. In questa ottica, il Mediterraneo può essere definito uno dei più grandi musei del mondo. Dato che raggruppa, lui solo: un quarto dei siti culturali e naturali inscritti dall’UNESCO sulla lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
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Un messaggio internazionale racchiuso nel nostro Festival
[gdlr_dropcap type=”normal” color=”#222222″]P[/gdlr_dropcap]erché sostenere e promuovere l’eccellenza di un “nuovo modello di sviluppo mediterraneo” veda come fulcro l’immenso valore mondiale del suo mercato eco agro-alimentare. Perché la cooperazione e l’empatia verso la diversità bio-culturale del Mediterraneo siano il motore di nuove economie verdi. Riequilibrando verso Sud l’attuale baricentro Nord-Est dell’Europa.
Un’Europa che attraverso l’attuale crisi socio-economica sta riducendo l’Italia e la Francia, suoi membri fondatori, ad un ruolo secondario. All’interno di un’Unione comunitaria che vede ormai Portogallo, Grecia, Spagna come satelliti periferici di subordinata importanza.
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“La Dieta Mediterranea merita di essere considerata sempre più come uno strumento politico. Per un nuovo modello di sviluppo socio-economico per la Regione Mediterraneo: visto la sua nuova dimensione strategica per l’agricoltura, la pesca, l’ambiente, la sicurezza alimentare, la nutrizione, lo sviluppo sostenibile, i rischi ambientali ed i cambiamenti climatici. Il suo modello di gestione del territorio – a bassa impronta ecologica – ci interroga sulle responsabilità socio-economiche, culturali e ambientali e sull’azione politica comune in questa regione strategica del mondo. Per poter ripartire proprio dal Mediterraneo – epicentro del disordine internazionale – e poter ricostruire un avvenire comune. Per un nuovo modello di società globale. Per una riconciliazione tra il Nord e il Sud dell’Europa, del Mediterraneo e del Mondo”